Italia – La medaglia più bella

Renzo Andrich intervista Oscar De Pellegrin (Belluno)

Renzo. Buongiorno, Oscar. Grazie per essere qui con noi. Oscar De Pellegrin è di una piccola città di montagna del nord Italia (Belluno) ed è una persona molto conosciuta nel mondo dello sport. È stato campione nazionale e internazionale nelle discipline del tiro con l’arco e del tiro a segno. Ha gareggiato in ben sei Paralimpiadi guadagnando due medaglie d’oro e quattro di bronzo. Oscar, eri anche il portabandiera dell’Italia alle Paraolimpiadi di Londra nel 2012. Ma, al di là di questo, raccontaci: chi è Oscar?

Oscar. Oscar è una persona che ha avuto la fortuna nella sua vita di incontrare la disabilità. Io credo che la disabilità per me sia stata un trampolino di lancio (anche sentendo il curriculum che hai appena citato) e non è stato un limite. Nella prima vita era una persona alta un metro e novanta, pesava 80 kg e faceva la sua vita. Nella seconda sono 1,50 solamente però continuo, ecco, a impegnarmi, ad essere motivato, a riappropriarmi della vita e il mezzo straordinario è stato lo sport: lo sport mi ha dato veramente l’opportunità di scoprire nuove abilità, di impegnarmi, perché senza impegno, senza sacrificio non si andrebbe da nessuna parte. Questa è la prima cosa: che qualsiasi cosa nella vita vogliamo fare, raggiungere come obiettivo, dobbiamo sapere che l’impegno, il sacrificio, la volontà, la determinazione sono una condizione primaria. Nella mia vita sicuramente non ho fatto solo questo, anche se è una parte bellissima, quella che un po’ tutti conoscono. Sono una persona che vive una vita normale, ha una famiglia, un figlio adottivo, una bella vita sociale con tanti amici. Quindi io dico, come accennato prima, che la mia fortuna è stata incontrare questa disabilità, ma soprattutto superarla. Questo mi ha dato una grande forza di volontà e d’animo soprattutto per vivere la vita che non è facile ma che è anche rivolta all’aiuto verso gli altri.

Renzo. Grazie Oscar, ma ascolta, mi viene una curiosità: non è che hai una medaglia d’oro a portata di mano e ce la mostri?

Oscar. Io credo che, vista la platea, questo sia uno stimolo anche bello da vedere. Ecco, questa medaglia è quella che ho vinto a Londra nel 2012. È stata la mia ultima partecipazione, e anche quella più bella perché ero anche portabandiera, e quindi ho sfatato l’idea che il portabandiera di solito non piglia medaglie. Invece sono ritornato vittorioso, ed è stato un grande risultato, perché ho raggiunto il mio obiettivo: rimarrà sempre un segno indelebile dentro di me.

Renzo. Mamma mia che emozione! Eri tutti noi in quei giorni! Ascolta, sappiamo che tu sei ancora attivissimo nel mondo dello sport a livello nazionale italiano ma anche internazionale, però sei anche molto impegnato socialmente aiutando tante persone, tanti giovani con disabilità, a cercare la propria autonomia.

Oscar. Sì, il mio impegno, una volta finita la carriera agonistica è stato rivolto alla dirigenza sportiva perché credo di portare un’esperienza di tanti anni nel campo all’interno di queste federazioni, dove bisogna mantenere l’obiettivo, che è l’atleta, tutto deve girare attorno all’atleta e non ad altre scelte. Quindi la volontà di far crescere tanti giovani attraverso lo sport e quindi di dedicarmi agli altri. Ma soprattutto, ecco la parte più bella: quella che mi dà veramente più soddisfazione è la parte sociale, quella dove tu ti dedichi all’altro senza avere la voglia, senza avere l’obiettivo di ricevere qualcosa: questo è il vero aiuto. Io credo che la persona che è in difficoltà, se uno ha occhi per vederla, devi provare almeno ad aiutarla, a farla uscire da quella situazione difficile. L’associazione che ho creato dieci anni fa non fa altro che creare le migliori condizioni perché ogni persona disagiata possa attraverso attività connesse (quindi accoglienza, motivazione, formazione e quant’altro) riuscire a dire: “OK, se questi ce l’hanno fatta ce la posso fare anch’io”.  Credetemi, questa è la soddisfazione più grande, perché quando aiuti una persona e vedi che ce la fa, credo che sia questa la medaglia più bella, non quella che vi ho fatto vedere di Londra. 

Renzo. Quindi hai anche un osservatorio di tante altre persone, di tante altre storie personali. Sulla base di questa tua esperienza, quali sono a tuo modo di vedere, le principali barriere che ancora dobbiamo togliere ed eradicare nella società? In particolare, cosa diresti alle nuove generazioni che, al contrario della nostra, stanno dimostrando una spiccata sensibilità sui temi dell’amore al pianeta, per una società sostenibile, e quindi anche per una società inclusiva? (perché una società non è sostenibile se non è inclusiva).

Oscar. Io credo che dobbiamo lavorare molto sull’inclusione di qualsiasi persona perché, io dico sempre, la barriera architettonica, con l’aiuto di ognuno di voi riesco a superare il gradino, ma è la barriera mentale che fa male; la barriera mentale ti mette un muro davanti e non ti permette di avere un dialogo alla pari con l’altro. Quindi la difficoltà e quella. È fondamentale valutare le persone che abbiamo davanti per quello che sanno trasmetterci, non per la loro condizione. Credo che la società di oggi possa trasferire questo grande il messaggio che arriva anche dal mondo paralimpico. La crescita culturale che abbiamo avuto in questi anni può essere un elemento che porta a ragionare e rafforzare sempre di più il mondo sostenibile. Il mondo inclusivo che vogliamo è proprio questo: quando non parleremo più di disabilità ma ogni persona riuscirà a essere autonoma all’interno di questo mondo. Anche la persona con disabilità può aiutare, ecco, a migliorare questo nostro pianeta.